Le infrastrutture energetiche creano opportunità. Il capacity building determina se queste opportunità si traducono in uno sviluppo sociale ed economico duraturo.
Negli ultimi due decenni, in Africa si è assistito a una rapida espansione delle iniziative per l’accesso all’energia: mini-grid solari, sistemi ibridi, soluzioni off-grid ed estensioni della rete, sostenute da fondi pubblici, donatori e investitori privati. Dal punto di vista tecnologico, molti di questi progetti funzionano. I pannelli producono elettricità, le batterie accumulano energia, i sistemi vengono messi in esercizio nei tempi previsti. Eppure, troppo spesso, il loro impatto nel lungo periodo rimane limitato. Gli impianti cadono in disuso, la manutenzione diventa irregolare e il legame tra accesso all’energia e miglioramento delle condizioni di vita si indebolisce.
L’anello mancante raramente è la tecnologia. È la capacità – umana, istituzionale e organizzativa.
Perché l’energia da sola non basta
L’accesso all’energia viene spesso considerato un obiettivo finale: una volta fornita l’elettricità, si dà per scontato che lo sviluppo seguirà automaticamente. In realtà, l’elettricità è solo una condizione preliminare. Senza la capacità di gestire i sistemi, prendere decisioni, adattare le operazioni e collegare l’energia a usi produttivi e sociali, le infrastrutture restano sottoutilizzate.
Questo divario diventa evidente a distanza di qualche anno dalla conclusione dei progetti. Gli esperti esterni si ritirano, i cicli di finanziamento si chiudono e gli attori locali si ritrovano a gestire sistemi che non hanno progettato pienamente, governato o integrato nel proprio tessuto economico. A quel punto, anche infrastrutture ben realizzate faticano a sopravvivere.
Il capacity building è ciò che evita questo esito. È ciò che trasforma i sistemi energetici da asset isolati a piattaforme di sviluppo radicate nei territori.
Ripensare il capacity building
Il capacity building viene spesso frainteso come un insieme di attività accessorie: sessioni di formazione, workshop, manuali o assistenza tecnica di breve durata. Pur avendo un valore, questi strumenti da soli non sono sufficienti.
Un capacity building efficace non riguarda il semplice trasferimento di informazioni, ma l’integrazione di competenze. Richiede un impegno di lungo periodo, la comprensione del contesto e l’allineamento con il modo in cui le persone lavorano, governano e prendono decisioni.
Nel suo significato più profondo, il capacity building consiste nel mettere gli attori locali – tecnici, autorità pubbliche, cooperative, utility e comunità – nelle condizioni di:
- gestire e mantenere in autonomia i sistemi energetici,
- adattarli all’evoluzione dei bisogni sociali ed economici,
- integrare i servizi energetici nelle attività produttive e nei servizi pubblici,
- governare gli asset in modo trasparente e sostenibile.
Quando il capacity building è considerato una componente centrale della progettazione, e non un’aggiunta successiva, la natura stessa dei progetti energetici cambia radicalmente.
Il capacity building come motore di sviluppo economico
Uno degli impatti più tangibili del capacity building è di natura economica. Operatori e tecnici locali qualificati non sono semplici custodi degli impianti: diventano attori economici. Le loro competenze creano occupazione, riducono la dipendenza da fornitori esterni e trattengono valore all’interno delle economie locali.
Ancora più importante, il capacity building abilita l’uso produttivo dell’energia. Gli agricoltori imparano a coordinare i cicli di irrigazione con la disponibilità energetica. Le piccole imprese adattano le proprie attività a una fornitura elettrica affidabile. Agroindustria, catene del freddo e manifattura locale diventano possibili solo quando le persone sanno pianificare, gestire e ottimizzare l’uso dell’energia.
Senza queste competenze, l’elettricità può illuminare le case, ma non trasforma i mezzi di sussistenza.
Rafforzamento istituzionale e resilienza nel lungo periodo
Oltre alle competenze individuali, il capacity building rafforza le istituzioni. Ruoli chiari, modelli di governance e processi decisionali strutturati sono essenziali per la durata dei sistemi energetici. Che l’operatore sia un comune, una cooperativa o una utility locale, la capacità istituzionale determina come vengono gestiti i ricavi, pianificata la manutenzione e risolti i conflitti.
Questa dimensione è particolarmente critica nei progetti finanziati dai donatori. Istituzioni solide riducono il rischio operativo, garantiscono accountability e proteggono l’investimento pubblico nel tempo. In questo senso, il capacity building non è solo un investimento sociale: è una strategia di mitigazione del rischio.
I progetti che includono il rafforzamento istituzionale sono più preparati ad affrontare cambiamenti politici, shock economici e l’evoluzione dei bisogni delle comunità. Inoltre, sono più facilmente replicabili, perché le competenze necessarie alla scalabilità sono già presenti a livello locale.
Inclusione sociale e senso di ownership
Il capacity building ha anche una dimensione sociale spesso sottovalutata. Quando le comunità partecipano in modo significativo ai processi di apprendimento e decisione, i progetti energetici passano dall’essere soluzioni imposte dall’esterno a diventare beni condivisi.
Questa partecipazione genera fiducia e senso di appartenenza. Apre opportunità per giovani e donne di accedere a ruoli tecnici e gestionali tradizionalmente esclusi dai progetti energetici. Rafforza inoltre la coesione sociale, trasformando le infrastrutture energetiche in qualcosa che le comunità gestiscono insieme, e non semplicemente ricevono.
L’inclusione sociale non è solo un obiettivo valoriale: incide direttamente sulla sostenibilità dei progetti. I sistemi di cui le comunità si sentono responsabili sono quelli che vengono mantenuti, protetti e adattati nel tempo.
Dall’innovazione alla capacità locale
L’innovazione rimane fondamentale per affrontare le diverse sfide energetiche dell’Africa. Strumenti digitali, sistemi di accumulo avanzati, soluzioni ibride e gestione energetica basata sui dati possono migliorare significativamente prestazioni e flessibilità. Tuttavia, l’innovazione genera impatto solo quando gli attori locali sono in grado di comprenderla, utilizzarla e adattarla.
Il capacity building colma il divario tra innovazione e realtà. Assicura che le soluzioni avanzate non restino dipendenti da competenze esterne, ma diventino parte delle culture tecniche locali. Questo è particolarmente rilevante nei sistemi complessi, dove adattabilità e apprendimento continuo sono più importanti dell’ottimizzazione statica.
Se il capacity building è centrale, anche gli indicatori di successo devono cambiare. La capacità installata e il numero di connessioni sono importanti, ma non raccontano se i sistemi energetici stanno davvero abilitando lo sviluppo.
Indicatori più significativi includono:
- il numero di professionisti locali in grado di gestire e adattare i sistemi,
- l’integrazione dell’energia in usi produttivi e sociali,
- la solidità delle strutture di governance locale,
- la capacità di replicare le soluzioni senza dipendenza esterna.
Questi risultati richiedono tempo per emergere, ma sono quelli che determinano se gli investimenti energetici contribuiscono davvero allo sviluppo nel lungo periodo.
Capacity building in pratica: lezioni dal campo
In Africa e in contesti fragili, Engreen ha maturato la consapevolezza che il capacity building è più efficace quando è integrato direttamente nell’implementazione dei progetti, e non trattato come un’attività parallela o successiva. Questo approccio emerge chiaramente in diverse iniziative in cui lo sviluppo tecnico, il rafforzamento istituzionale e il trasferimento di competenze crescono insieme sul campo.
In Mali, Engreen ha realizzato programmi di formazione tecnica e professionale rivolti agli agricoltori, incentrati sui sistemi solari e sugli usi produttivi dell’energia. I moduli formativi non si sono limitati all’installazione e manutenzione degli impianti fotovoltaici, ma hanno incluso l’utilizzo di attrezzature agricole alimentate a energia solare – come pompe, mulini e decorticatrici – affiancate da attività di supporto alla micro-imprenditorialità. Collegando l’accesso all’energia ad attività generatrici di reddito concrete, il programma ha rafforzato i mezzi di sussistenza rurali e favorito l’ownership locale della tecnologia.
Un modello integrato analogo è stato applicato in Burundi, dove Engreen ha supportato programmi di Productive Use of Energy (PUE) attraverso l’introduzione di attrezzature agricole alimentate da fonti rinnovabili. Oltre alla supervisione dell’approvvigionamento e dell’installazione, Engreen ha formato operatori locali, svolto attività di controllo qualità e sostenuto lo sviluppo di competenze operative. Parallelamente, sono stati progettati energy hub per servire scuole, strutture sanitarie e piccole imprese, assicurando che il capacity building si traducesse in servizi duraturi e resilienza economica locale.
In Mozambico, Engreen ha combinato assistenza tecnica e rafforzamento istituzionale per sistemi di pompaggio solare dell’acqua integrati in soluzioni di mini-grid più ampie. Accanto alla progettazione ingegneristica e alla supervisione della costruzione, il team ha lavorato a stretto contatto con gli stakeholder locali per rafforzare le capacità di gestione e manutenzione – un fattore cruciale per le prestazioni di lungo periodo dei sistemi nelle aree rurali.
Il capacity building è stato inoltre centrale nel lavoro di Engreen sulla modellazione dei sistemi energetici e sul supporto alle politiche pubbliche. Attraverso il progetto EMERGE, Engreen ha guidato attività di co-creazione partecipativa in Paesi come Marocco, Stati della regione del Niger e Mozambico. Decisori politici, accademici e istituzioni locali sono stati coinvolti direttamente negli esercizi di modellazione energetica, acquisendo la capacità di utilizzare strumenti basati su evidenze per la pianificazione e il decision-making, anziché dipendere da analisi prodotte esclusivamente da soggetti esterni.
A livello regionale, Engreen ha collaborato con la Fondazione RES4Africa per realizzare programmi di formazione tecnica e professionale sui sistemi di energia rinnovabile decentralizzata, in linea con il Piano Mattei. In Marocco, Senegal, Costa d’Avorio e Mauritania, Engreen ha sviluppato programmi didattici completi – comprendenti moduli, lezioni e casi studio applicativi – con l’obiettivo di formare una nuova generazione di tecnici e policy maker in grado di progettare, gestire e scalare in autonomia soluzioni energetiche decentralizzate.
Ciò che accomuna queste esperienze è un principio chiaro e coerente: il capacity building non consiste nel trasferire conoscenze astratte, ma nel mettere persone e istituzioni nelle condizioni di operare, adattare e replicare soluzioni all’interno dei propri sistemi economici e sociali. Quando lo sviluppo delle competenze è ancorato a infrastrutture reali, usi produttivi e sfide di governance, i progetti energetici vanno oltre la semplice installazione, diventando motori di sviluppo sociale ed economico duraturo.
Per continuare la conversazione
Il ruolo dell’energia nello sviluppo sociale ed economico – e l’importanza centrale del capacity building – sarà approfondito ulteriormente durante il Grand Challenges Scholars Program – Special Event, ospitato da Engreen in collaborazione con partner accademici e istituzionali.
L’evento riunirà professionisti, ricercatori e decisori pubblici per discutere come approcci interdisciplinari, progetti reali e strategie di capacity building possano trasformare le grandi sfide globali in soluzioni concrete e radicate nei territori.
Partecipa per approfondire questi temi ed esplorare come energia, innovazione ed educazione possano guidare uno sviluppo sostenibile sul campo: https://engreen.world/it/grand-challenges-scholars-program-special-event/
